Malattia di Alzheimer

La malattia di Alzheimer prende il nome da Alois Alzheimer, il neurologo tedesco che nel 1907 per primo ne descrisse i sintomi e gli aspetti neuropatologici.

Durante l’autopsia di una donna venuta a mancare in seguito ad un’insolita malattia mentale, si accorse della presenza di quelli che poi furono definiti come placche amiloidi e viluppi neurofibrillari dei quali ancora oggi non si conoscono le cause.

Definizione

La malattia di Alzheimer è una demenza di tipo corticale che ha un esordio insidioso in assenza di un quadro neurologico specifico. Questo significa che, al giorno d’oggi, attraverso una Tac o una Risonanza Magnetica non è ancora possibile stabilire con certezza che siamo davanti alla malattia di Alzheimer. Infatti, la diagnosi di malattia di Alzheimer in vita è una diagnosi probabile, la certezza della malattia si avrà solamente con gli accertamenti istopatologici post-mortem.

Cause della Malattia di Alzheimer - Fattori di Rischio

  • Familiarità
    Soltanto l’1% dei casi di malattia di Alzheimer è causata da un’alterazione genetica ereditaria. Infatti, il 99% dei casi di malattia si manifesta in persone che non hanno una chiara predisposizione genetica.
  • Età avanzata
    Con l’avanzare dell’età aumenta anche l’incidenza e la probabilità di sviluppare questa malattia.
  • Fattori ambientali
    Studi confermano che traumi o l’esposizione a sostanze tossiche possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Fattori di protezione

Mantenere l’attività mentale
   Consumare una dieta ricca di frutta e vegetali
      Avere un rapporto adeguato di vitamine E, C, B12 e folati
         Svolgere una regolare attività fisica
            Controllare l’ipertensione arteriosa
               Controllare i disturbi sensoriali ( vista, udito ... )
                  Usare estroprogestinici per le donne in menopausa
                     Usare acido acetilsalicilico
                        Curare la depressione
                           Evitare l’abuso di alcol
                               Evitare farmaci potenzialmente dannosi

Il servizio di BrainActive per l’Alzheimer

Valutazione neuropsicologica ed emotivo-comportamentale della persona con sospetto decadimento cognitivo.

Impostazione di un intervento di stimolazione cognitiva al fine di rallentare la progressiva perdita delle funzioni cognitive e mantenere l’autonomia.

Impostazione di un intervento di educazione ambientale al fine di garantire un ambiente domestico protetto in cui la persona affetta da Alzheimer possa trovare punti di riferimento e possa essere in grado di svolgere alcune azioni in maniera autonoma, supervisionato dai familiari ma non sostituito.

Intervento di formazione-informazione- sostegno ai familiari in modo che possano esprimere in modo libero le loro frustrazioni e la loro rabbia. Attraverso l’informazione e la formazione possiamo capire meglio le esigenze della persona colpita da Alzheimer ed evitare l’insorgenza di disturbi comportamentali (quali aggressività verbale e/o fisica, disturbi d’ansia, agitazione) che vanno a complicare ulteriormente la gestione della quotidianità.

Fasi della Malattia di Alzheimer

Demenza lieve (durata media 2 - 4 anni)

Questa è la fase più difficile da individuare perchè è caratterizzata da difficoltà di memoria come lo scordarsi i numeri di telefono o i nomi e queste difficoltà molto spesso vengono attribuite all’età avanzata della persona. Quando però queste problematiche iniziano ad interferire con gli impegni quotidiani sfociamo in un quadro di demenza vera e propria. Ecco che il nostro familiare può avere difficoltà a ritrovare la strada di casa (disorientamento dello spazio) oppure non ricorda il mese o l’anno in cui ci troviamo (disorientamento nel tempo). Solitamente, dopo i deficit di orientamento e memoria, compaiono difficoltà nel linguaggio. Un tipico esempio è il fenomeno “sulla punta della lingua”, in cui alla persona con malattia di Alzheimer capita spesso di non trovare la parola esatta. In questa fase della malattia la persona si rende conto delle sue difficoltà e della progressione della malattia e quindi l’umore è depresso con possibili manifestazioni aggressive e/o ansiose.

Demenza moderata (durata media 2 - 10 anni)

In questa fase assistiamo ad un aggravarsi dei sintomi precedentemente descritti. Ecco quindi che anche i nomi dei familiari diventano difficili da ricordare. In questa fase vi è la necessità di una supervisione costante durante le attività quotidiane poichè la persona tende a trascurare la propria igiene, le terapie farmacologiche da assumere, la dieta alimentare ecc… Naturalmente, in questa fase si aggravano anche i disturbi emotivi-comportamentali.

Demenza grave (durata media 3 anni)

Siamo arrivati alla fase terminale della malattia, nella quale la persona malata è completamente dipendente e richiede un’assistenza continua. La persona non riconosce i volti dei propri cari, non è in grado nè di parlare nè di comprendere. Le autonomie sono completamente perse: non vi è la capacità di vestirsi, pettinarsi, mangiare, lavarsi. Pian piano anche il movimento viene compromesso finchè la persona non è costretta all’allettamento.

Trattamento farmacologico

Allo stato attuale non esistono farmaci in grado di sconfiggere la malattia di Alzheimer, ma esistono farmaci “sintomatici”, ossia che contrastano i sintomi della malattia (inibitori dell’Acetilcolinesterasi). Questi farmaci vengono prescritti gratuitamente dai centri specializzati (Centri Decadimento Cognitivo) qualora il medico lo ritenga opportuno in seguito ad accertamenti medici. I farmaci utilizzati in fase di malattia lieve-moderata sono il Donepezil (Aricept o Memac), la rivastigmina (Exelon o Prometax) e la galantamina (Reminyl). Nela fase moderata-grave il Ministero della Sanità ha approvato l’utilizzo della memantina (Ebixa). Oltre a quelli sopra descritti vi sono una serie di farmaci che i medici possono ordinare per poter contrastare i sintomi comportamentali quali i disturbi del sonno, la depressione, i deliri, le allucinazioni, l’ansia e l’agitazione.

Il trattamento non farmacologico

Le caratteristiche cliniche e di recupero delle persone con lesioni cerebrali sono molto diverse da quelle delle persone colpite da malattie dementigene. Infatti, nelle demenze vi è la continua progressione della malattia e per tali motivi non si può parlare di riabilitazione. In questa tipologia d’intervento ci si pone l’obiettivo di mantenere il più a lungo possibile l’autonomia della persona malata. Favorire l’autonomia personale permette alla persona con demenza di convivere con i deficit cognitivi e di pesare in minor misura sul carico assistenziale, diminuendo così anche lo stress reciproco che ne deriva.

Esistono molte tipologie d’intervento non farmacologico e quasi tutte caratterizzate dalla presenza di stimolazione cognitiva (proposta secondo modalità differenti) poichè ritenuta l’unica metodologia che può contrastare il deterioramento globale.

Terapia di orientamento alla realtà ( ROT )

La terapia di orientamento alla realtà è una tecnica che consiste in sedute di intervento giornaliere in piccoli gruppi. Durante queste sedute si cerca di recuperare insieme le informazioni di base come i nomi di ciascun partecipante, l’anno, il mese, la stagione e la data. In seguito si propongono: una notizia quotidiana d’interesse rilevante per gli utenti su cui discutere, esercizi di denominazione o di memoria, preparazione del pasto in cui ciascun utente è coinvolto.

3R Therapy

Il programma 3R è costituito dall’unione di tre interventi singoli: ROT, reminescenza e rimotivazione. Questo programma è indicato in persone con uno stadio di demenza lieve-moderato, senza disturbi comportamentali e con una buona motivazione da parte della persona stessa e della sua famiglia. L’intervento di reminescenza consiste nella stimolazione della memoria attraverso il ricordo di eventi passati ed esperienze autobiografiche. L’intervento di rimotivazione consiste nel promuovere la discussione legata a tematiche attuali ed in particolare alla quotidianità.

Terapia della validazione

Il metodo Validation è una tecnica di comunicazione per le persone affette da demenza. Questo approccio ideato da Naomi Feil parte dal presupposto che la persona malata vive dentro di sé e questa sua realtà va accettata, condivisa e riconosciuta. Infatti, attraverso un atteggiamento empatico, il caregiver si sintonizza sulla stessa lunghezza d’onda  dell’anziano, che finalmente si sentirà capito e partecipe. Questo approccio relazionale lavora soprattutto sulla riduzione dello stress e sul mantenimento della dignità e del benessere della persona con demenza.

Terapia occupazionale

Attraverso l'introduzione di attività ed occupazioni come il cucinare, il dipingere, il cucire, il giardinaggio e tante altre, si propone di recuperare e potenziare le abilità cognitive e funzionali residue, oltre che favorire la socializzazione.

Training cognitivo

L’utilizzo di procedure di riabilitazione cognitiva in persone con demenza si fonda sul concetto di modularità del nostro cervello. Infatti, in uno stadio di demenza lieve-moderata abbiamo sia aspetti cognitivi compromessi, sia aspetti cognitivi conservati. Partendo, quindi, da una valutazione neuropsicologica è possibile adottare metodi di stimolazione cognitiva adatti allo stato delle funzioni cognitive della persona con demenza.

Ausili esterni

L’utilizzo di ausili esterni come diari, appunti, agende elettroniche consente di ridurre il carico di lavoro della memoria prospettica, ossia quello che dovrò fare come il prendere le medicine, gli appuntamenti, i pasti, ecc. Alcuni studi hanno mostrato come l’utilizzo di ausili esterni migliori le prestazioni della memoria prospettica e influenzi positivamente anche le relazioni sociali.

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Modalità di intervento BrainActive

La modalità di intervento proposta da BrainActive consiste in una stimolazione cognitiva e comportamentale. Il nostro programma può essere rivolto in tre direzioni: persona con malattia di Alzheimer, la sua famiglia e il suo ambiente.

Intervento per la persona con demenza

- Stimolazione delle funzioni cognitive residue attraverso esercizi di riorientamento (temporale, spaziale e personale), attenzione, memoria, prassie, linguaggio, funzioni esecutive ecc...

- Ricordi della vita passata dando spazio ai vissuti emozionali fondamentali per mantenere viva la propria identità e dignità.

- Qualora la demenza fosse in una fase ancora lieve-moderata è previsto un intervento di sostegno per aiutare la persona ad affrontare questo percorso.

Intervento per la famiglia / caregiver

- Formazione/informazione sulla malattia di Alzheimer, i deficit cognitivi, i disturbi emotivo-comportamentali e la loro evoluzione.

- Intervento di educazione per favorire la corretta comunicazione tra la famiglia e la persona con demenza, al fine di permettere a chi assiste di attuare comportamenti e/o risposte più adeguate alle capacità e alle necessità della persona malata.

- Colloqui di sostegno psicologico per aiutare il caregiver / famiglia ad affrontare l’evoluzione della malattia di Alzheimer e della sua sintomatologia.

Intervento ambientale

- Adattamento dell’ambiente domestico alle esigenze della persona con malattia di Alzheimer, in modo tale che possa sfruttare le sue autonomie e mantenere integre dignità ed autostima, in sicurezza.

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