Consulenze tecniche in ambito forense

Gli ambiti applicativi di questa disciplina variano dal contesto penale e civile a quello pensionistico e assicurativo.

Settori di cui BrainActive si occupa

  • Capacità di intendere e volere
  • Interdizione, inabilitazione, e amministratore di sostegno
  • Danno biologico di natura psichica
  • Testimonianza del minore
  • Valutazione della capacità decisionale
  • Idoneità alla guida, al porto d’armi e a mansioni lavorative specifiche

Capacità di intendere e volere

L'incapacità naturale di intendere e di volere è quella del soggetto che si trova, per una qualsiasi ragione temporanea o definitiva, nella incapacità di provvedere ai propri interessi. L’incapacità legale non è altro che il riconoscimento da parte della legge di questa situazione. Dal punto di vista del diritto penale il soggetto che è incapace di intendere oppure di volere, se commette dei reati, non è imputabile e quindi non può essere  punito.

La capacità di intendere è intesa come idoneità del soggetto a rendersi conto del valore delle proprie azioni. La capacità di volere è, invece, l'attitudine della persona a determinarsi in modo autonomo, intesa come potere di controllo dei propri stimoli e impulsi ad agire. Ovviamente, se manca la capacità di intendere mancherà anche quella di volere, mentre invece è possibile che ci sia la capacità di intendere ma non quella di volere.

Attraverso la somministrazione di colloqui individuali, colloqui con i familiari e una batteria di test neuropsicologici adatti alla situazione proposta si può stabilire se il funzionamento del quadro cognitivo è nella norma oppure se presenta deficit che possono interferire con le capacità di intendere e di volere.

Interdizione, inabilitazione e amministratore di sostegno

INTERDIZIONE

L'interdizione è una delle misure di protezione predisposta dall'ordinamento italiano a tutela dei soggetti, maggiorenni o minori emancipati, che si trovano in abituale stato di infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi (art. 414 c.c.). Possono chiedere l'interdizione solo i seguenti soggetti: l'interdicendo, il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado, il tutore o curatore ovvero il pubblico ministero. L'interdetto, una volta pronunciata la sentenza di interdizione, è equiparato al minore di età. Il tutore provvederà dunque ad avere cura dell'interdetto, a rappresentarlo in tutti gli atti civili e ad amministrarne il patrimonio.

INABILITAZIONE

L'inabilitazione è una misura a tutela di soggetti parzialmente incapaci di provvedere ai propri interessi. Possono essere inabilitati: il soggetto maggiorenne che si trovi in stato di infermità di mente non talmente grave da far luogo all'interdizione, coloro che per prodigalità o abuso di sostanze stupefacenti o di alcolici espongano se stessi o la propria famiglia a gravi pregiudizi economici nonché i portatori di handicap dalla nascita o dalla prima infanzia che non abbiano ricevuto una sufficiente educazione ma siano comunque parzialmente capaci di provvedere ai propri interessi (art. 415 c.c.). L'inabilitato, una volta pronunciata la sentenza di inabilitazione, è equiparato al minore emancipato e può pertanto compiere validamente tutti gli atti di ordinaria amministrazione. Il curatore assiste l'inabilitato nel compimento di tutti gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione (per i quali serve, in molti casi, anche l'autorizzazione del giudice tutelare).

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

L'amministrazione di sostegno è stata recentemente istituita dalla legge n. 6 del 9 gennaio 2004. La funzione primaria di questo istituto è di tutelare quei soggetti che, a causa di una infermità o menomazione fisica o psichica, siano impossibilitati, anche solo parzialmente o temporaneamente, a provvedere ai propri interessi (art. 404 c.c.). Rispetto all'interdizione ed all'inabilitazione tale forma di tutela è quella che limita meno di tutte la capacità di agire del soggetto tutelato. Ed infatti gli atti che devono essere compiuti dall'amministratore di sostegno in nome e per conto del beneficiario e quelli che possono essere compiuti dal beneficiario con l'assistenza dell'amministratore di sostegno sono indicati nel decreto di apertura dell'amministrazione di sostegno.

Danno biologico di natura psichica

Al consulente viene chiesto di identificare le funzioni psichiche significativamente danneggiate rispetto al periodo precedente e di pronunciarsi circa la possibilità che il danno sia permanente.

L’esame neuropsicologico forense, particolarmente adatto in caso di danno conseguente a trauma cranico, consente di valutare il funzionamento premorboso del testando rapportandolo al funzionamento attuale, confronto necessario in caso di danno. Se presente una condizione patologica occorrerà dimostrarne il legame diretto con l’evento lesivo/stressante.

Inoltre, lo psicologo avrà cura di escludere la presenza di simulazione, aspetto non sempre esplorato in Italia, ma considerato dalla letteratura come estremamente frequente, in ambito della responsabilità civile.

Testimonianza del minore

L’ordinamento giuridico italiano non pone limiti alla capacità di testimoniare del minore. Si ritiene però necessario disporre di accertamenti tecnici/peritali al fine di valutare l’idoneità cognitiva del minore a testimoniare sui fatti oggetto del processo. Gli aspetti da valutare riguardano perlopiù il funzionamento cognitivo generale, le abilità linguistiche (comprensione ed espressione), la memoria autobiografica, la suggestionabilità, il riconoscimento delle assurdità e la capacità di inferire gli stati mentali dell’altro.

Valutazione della capacità decisionale

In alcune situazioni può capitare che venga richiesta la valutazione della capacità decisionale relativa ad una ben specificata questione: fare testamento, esprimere un valido consenso ai trattamenti, fare donazioni, provvedere ai propri interessi, ecc. Il consulente incaricato dovrà valutare quindi l’integrità delle funzioni cognitive fondamentali per poter svolgere in totale autonomia quella specifica capacità decisionale.

Idoneità alla guida, al porto d’armi e a mansioni lavorative specifiche

La valutazione neuropsicologica per idoneità alla guida può essere richiesta per diverse situazioni come: ictus cerebrale, trauma cranico, malattia di Parkinson e altri disordini del movimento, malattie generali (cuore, fegato, rene), demenza e decadimenti cognitivi lievi, epilessia, età avanzata, abuso di sostanze, numero di incidenti stradali causati, numerose infrazioni stradali, encefaliti, e tanto altro ancora. La valutazione neuropsicologica abbinata alla prova su simulatore possono consentire di valutare, senza rischi per il soggetto e per terzi, l’idoneità alla guida.

Richieste per idoneità alla guida

  • Ictus cerebrale
  • Epilessia
  • Trauma cranico
  • Età avanzata
  • Malattia di Parkinson
  • Abuso di sostanze
  • Disordini del movimento
  • Numero di incidenti stradali causati
  • Malattie generali (cuore, fegato, rene)
  • Encefaliti
  • Demenza e decadimenti cognitivi lievi

Anche il porto d’armi è un’area in cui la valutazione neuropsicologica ha molta importanza. Infatti, per il rilascio e il rinnovo dell’autorizzazione al porto di fucile per uso di caccia e al porto d’armi per uso difesa personale esistono dei requisiti minimi (GU, 22 giugno 1998, n.143): assenza di abuso di alcol e/o psicofarmaci, assenza di disturbi mentali, assenza di dipendenza da alcol e droghe, assenza di alterazioni neurologiche.

Nel caso di mansioni lavorative specifiche è fondamentale verificare l’assenza di controindicazioni alla mansione cui il lavoratore è destinato. Nel giudizio di idoneità possiamo avere tre risultati: idoneità assoluta, idoneità parziale (temporanea o permanente), non idoneità.

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