Patologie Cerebro - Vascolari

Il Global Action Plan dell’OMS 2013-2020 e il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) inseriscono le malattie cerebrovascolari fra quelle da sorvegliare e da includere nelle azioni di prevenzione, in quanto ampiamente prevenibili attraverso l’adozione di stili di vita corretti.

Il termine malattie cerebrovascolari identifica un gruppo eterogeneo di malattie unite dal fatto che la causa è un disturbo circolatorio a livello cerebrale. La gravità clinica varia notevolmente: si va da forme con disturbi completamente reversibili a forme con alto tasso di mortalità o gravi esiti neurologici permanenti.

Ictus

L'incidenza dell'ictus, in Italia e nel mondo, è molto alta: nel nostro Paese, ogni anno, colpisce più di 200.000 persone, di cui l'80% sono nuovi episodi, mentre il restante 20% ricadute (cioè pazienti che hanno già avuto un episodio passato di ictus). Gli individui più a rischio sono gli anziani (il 75% dei casi di ictus interessa persone dai 65 anni in su). I soggetti che hanno avuto un ictus e sono sopravvissuti, con esiti più o meno invalidanti, sono circa 930.000, il che significa che ogni anno un medico di famiglia italiano ha almeno 4-7 pazienti che vengono colpiti dalla malattia e deve seguirne almeno una ventina sopravvissuti con esiti più o meno invalidanti.

Coloro che sopravvivono con una disabilità importante spesso richiedono l'istituzionalizzazione in reparti di lungodegenza o in residenze sanitarie assistenziali; alcune famiglie si organizzano per ospitare il parente ancora a domicilio, spesso con il supporto di un assistente/badante. Inutile dire che i costi sia a carico delle famiglie che del sistema sanitario nazionale sono elevatissimi. Sotto l'aspetto psicologico, personale e familiare poi, i costi non sono calcolabili: per tutti questi motivi, l’ictus rappresenta un vero e proprio problema sociale.

L’ictus è, secondo la definizione dell’OMS, una sindrome caratterizzata dall’esordio improvviso di deficit neurologici focali o diffusi, di durata superiore a 24 ore dovuta a cause circolatorie e si suddivide in ictus ischemico e ictus emorragico.

Ictus ischemico
Ictus emorragico

Ictus ischemico

Un ictus ischemico (o infarto cerebrale) accade quando un’arteria che fornisce il sangue ricco di ossigeno al cervello si ostruisce. Senza ossigeno le cellule cerebrali cominciano a morire dopo pochi minuti.

Gli ictus ischemici possono essere dovuti: ad una trombosi (formazione di un coagulo di sangue, detto trombo) o ad un’embolia (quando un aggregato di materiali, detto embolo, viaggia attraverso il flusso sanguigno fino ad arrivare in un’arteria del cervello).

Una condizione simile all’ictus è l’Attacco Ischemico Transitorio (TIA), che accade quando il blocco del flusso di sangue verso una porzione del cervello è solo di breve durata. In questo caso i danni alle cellule cerebrali non sono permanenti.

Tra i segnali e i sintomi che possono far pensare ad un ictus ci sono:

  • Improvvisa debolezza
  • Paralisi o intorpidimento del viso, braccia o gambe, in particolare su un lato del corpo
  • Confusione
  • Difficoltà nel parlare o nella comprensione del parlato
  • Difficoltà nel vedere con uno o entrambi gli occhi
  • Problemi respiratori
  • Vertigini, difficoltà nel camminare, perdita di equilibrio o di coordinazione e inspiegabili cadute
  • Perdita di coscienza
  • Mal di testa improvviso e forte

Dopo un ictus a volte ci si può riprendere completamente, ma può anche provocare danni permanenti al cervello e disabilità motorie a lungo termine.

Rules

  • Smettere di fumare ed evitare il fumo passivo. Infatti Il fumo può danneggiare e stringere i vasi sanguigni e aumentare il rischio di ictus.
  • Seguire una dieta sana. Ad esempio includendo una varietà di frutta, verdura e cereali integrali. E comprendere anche carne magra, pollame, pesce, fagioli e latte senza grassi o a basso contenuto di grassi o prodotti caseari. Una dieta sana è povera di grassi saturi, acido grasso trans, colesterolo, sodio (sale) e zuccheri aggiunti.
  • Avere un peso forma.
    Se si è in sovrappeso o si è obesi, programmare con l’aiuto del proprio medico una progressiva perdita di peso.
  • Essere fisicamente attivi.

Ictus emorragico

L'ictus emorragico avviene quando un vaso sanguigno, che irrora il cervello, si rompe o subisce una perdita di sangue, dando luogo alla cosiddetta emorragia cerebrale. Le cause principali di emorragia cerebrale sono: ipertensione cronica, trauma cerebrale, aneurisma, malformazione artero-venosa congenita (MAV).

L'ictus emorragico può essere classificato, in base al tipo di emorragia, in emorragico intracerebrale ed emorragico subaracnoideo.

 

Ictus emorragico intracerebrale

L’emorragia è intracerebrale quando la rottura del vaso sanguigno si verifica all'interno dell'encefalo. Il sangue che fuoriesce, oltre a non rifornire più le aree di cervello a cui era destinato, esercita una pressione sul tessuto cerebrale circostante, danneggiandolo.

Ictus emorragico subaracnoideo

L’emorragia è subaracnoidea quando si rompe un vaso arterioso situato sulla superficie del cervello, nello spazio tra esso e il cranio. La comparsa di tale disturbo è dovuta, di solito, alla rottura di un aneurisma ed è segnalata da un improvviso mal di testa.
Come nel caso precedente, dopo l'emorragia manca il rifornimento di ossigeno e nutrienti al tessuto cerebrale coinvolto, il quale comincia piano piano a morire.

Attacchi ischemici transitori

L’attacco ischemico transitorio, spesso chiamato mini-ictus, è un breve episodio di sintomi simili a quelli che si riscontrano nell’ictus ischemico. La causa dell’attacco ischemico transitorio è una temporanea riduzione della fornitura di sangue a parte del cervello. Solitamente gli episodi di TIA hanno una durata inferiore ai 5 minuti.

Il TIA si verifica quando un coagulo o un accumulo di detriti blocca il flusso sanguigno a una parte del cervello. A differenza dell’ictus, l’episodio di TIA non lascia effetti permanenti perché il blocco è temporaneo.

Aneurismi Cerebrali

Gli aneurismi cerebrali sono difetti principalmente congeniti della struttura dei vasi sanguigni. Le pareti dei vasi sanguigni (arterie, vene, capillari) sono formate da 3 strati sovrapposti definiti tonache (intima, media e avventizia).

Negli aneurismi cerebrali si verifica che la tonaca media (lo strato costituito da tessuto muscolare) non è presente o presente in forma ridotta, questo fa si che la pressione sanguigna, premendo sulla parete dei vasi, colpisca queste  zone più deboli dando luogo alla formazione di un rigonfiamento, simile a un palloncino: l’aneurisma cerebrale.
La pericolosità dell’aneurisma cerebrale sta nella possibilità che questo rigonfiamento scoppi causando una emorragia cerebrale. La maggior parte degli aneurismi, tuttavia, non si rompe e non crea problemi, né sintomi. Gli aneurismi di questo tipo spesso vengono scoperti durante gli esami per altri disturbi e, in alcuni casi, può essere necessaria una terapia per prevenirne un’eventuale futura rottura.

Malformazioni artero - venose

Le malformazioni artero-venose (MAV) sono delle anomalie vascolari caratterizzate da una comunicazione diretta e patologica tra arterie e vene. Normalmente il sangue passa dalle arterie alle vene attraverso i capillari, vasi microscopici con pareti molto sottili, a livello dei quali si realizzano gli scambi di sostanze nutritive tra sangue e tessuti. Nelle MAV manca la rete capillare e, quindi, il sangue passa direttamente dal distretto arterioso a quello venoso con un alto flusso e alta pressione.

Si stima che lo 0,1% degli individui sia portatore di una MAV cerebrale e che tali lesioni divengano sintomatiche nell’arco della vita solo nel 12% dei casi. Le principali manifestazioni cliniche di MAV possono essere: cefalea, crisi epilettiche, deficit neurologici (sensitivi, motori, cognitivi).

Conseguenze delle patologie cerebro - vascolari

Difficoltà motorie

Il paziente non riesce più a controllare determinati muscoli degli arti e del viso, solitamente su un lato soltanto del corpo. Con l'aiuto di un esperto fisioterapista, si possono recuperare parte delle capacità perse.

Difficoltà legate alla deglutizione e all’articolazione orale

Gravi ictus possono causare la perdita di controllo dei muscoli della bocca e di quelli deputati alla deglutizione. Il paziente non riesce a deglutire il cibo e ha difficoltà nell’articolazione del linguaggio orale. Con l'aiuto di un esperto logopedista, si possono recuperare parte delle capacità perse.

Difficoltà cognitive

A seconda delle aree cerebrali coinvolte, il paziente può presentare deficit in diverse funzioni cognitive: deficit nella produzione e/o comprensione linguistica, difficoltà di memoria, deficit di attenzione, incapacità di ragionamento logico, neglect, difficoltà di calcolo, difficoltà di lettura e/o scrittura, difficoltà nell’utilizzo della gestualità, e tanti altri ancora. Con l'aiuto di un esperto neuropsicologo, si possono recuperare parte delle capacità perse.

Problemi emotivi e cambiamenti del comportamento

Il paziente può avere dei cambiamenti a livello sia emotivo che di comportamento. Questi sono causati sia dal danno cerebrale causato dalla patologia cerebrovascolare, ma anche dal fatto che la persona si trova a dover fare i conti con difficoltà che prima non aveva. Il prendere coscienza di una nuova situazione personale e dei suoi limiti richiede un percorso di accettazione sia per la persona stessa che per la sua famiglia. Con l'aiuto di un esperto neuropsicologo si può affrontare questo percorso in maniera consapevole.

La riabilitazione, per una persona colpita da patologie cerebro-vascolari, è un passaggio fondamentale e obbligato. Ovviamente, il recupero non è uguale per tutti: pazienti con ictus gravi meritano molte più attenzioni e non è detto che recuperino tutte le loro funzioni perse; viceversa, pazienti con ictus meno gravi hanno maggiori probabilità di riprendersi.

BrainActive per le patologie cerebro - vascolari

  • Valutazione neuropsicologica delle funzioni cognitive, dei cambiamenti dello stato emotivo e dei disturbi del comportamento
  • Stesura di un piano di intervento per la riabilitazione delle funzioni cognitive deficitarie costituito da esercizi da fare durante gli incontri di riabilitazione ed esercizi da fare a casa
  • Incontri di sostegno psicologico per aiutare la persona a risolvere il conflitto tra le aspettative e le capacità attuali: in altre parole, a scegliere gli obiettivi sulla base delle sue capacità attuali e non su quelle precedenti all’incidente che sarebbero causa di frustrazioni
  • Incontro con la famiglia per la gestione del reinserimento familiare che può risultare molto difficile. Infatti, i cambiamenti emotivo-comportamentali, i deficit cognitivi e i deficit motori risultato molto pesanti per l’equilibrio della famiglia. Coinvolgere tutto il nucleo familiare è utile per affrontare insieme il percorso riabilitativo e per suggerire gli atteggiamenti più opportuni
  • Il reinserimento socio-lavorativo è l’obiettivo finale. Attraverso una serie di valutazioni si indirizzerà la persona verso una posizione professionale adeguata alle sue capacità. L’inserimento lavorativo sará monitorato nel tempo attraverso una fase di accompagnamento e successivamente una fase di supporto alle difficoltà che la persona può incontrare
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